
Anima altamente sensibile, Jeanne Benôite si dedica da alcuni anni alla scrittura simbolica di icone cristiane. Allieva di G. Pellegrini, M.T. Egentini, G. Raffa.
Le icone sono copie spirituali di prototipi antichi, di cui l'iconografo si fa messaggero e testimone: il volto di Cristo impresso dalla Veronica sul Mandylion, la prima immagine di Maria dipinta dall'evangelista Luca sono i primi esempi.
Come scrive Evdokimov: «L’iconografia non è un libero gioco dell’immaginazione, ma la lettura degli archetipi e la contemplazione dei prototipi». Ma la cosa interessante è che «se si confrontano icone che hanno la stessa composizione e lo stesso tema, ...non se trova una che sia una copia servile dell’altra. Non si trovano mai... due icone assolutamente identiche. Ogni scuola e ogni icona porta il suo sigillo» (Pavel N. Evdokimov, Teologia della bellezza).
E ancora, secondo S. Bulgakov, un'icona si rinnova incessantemente, sotto l'azione dello Spirito santo: la fedeltà al canone non impedisce la novità per azione dello Spirito. E chi “legge” le icone, al pari di chi le scrive, si inserisce in questo flusso.
L’icona è un sacramentale: può introdurre alla preghiera, come una porta sul mistero, ed essere venerata da chi riesce a scorgerne l’archetipo.
L'immagine sacra trova poi vita piena nella liturgia: essa è funzionale alla contemplazione del sacrificio salvifico (che si svolga in una chiesa, in un santuario o nell'angolo personale della preghiera).
Chi venera un'icona si accorge di essere guardato, piuttosto che di guardare: è il principio della prospettiva inversa che domina nell'iconografia.
Da ciò segue che di fronte al “soggetto” di un'icona (un Pantocratore, una Madre di Dio, un santo, un arcangelo, una scena evangelica) si può stare solo come Giovanni Battista di fronte al Salvatore: «Egli deve crescere e io invece diminuire» (Gv 3,30).
Damasceno, il grande difensore delle icone, scrive: «Quando vedrai Colui che non ha corpo divenire uomo a causa di te, allora puoi eseguire la rappresentazione del suo aspetto umano. Quando l’Invisibile, rivestitosi di carne, diviene visibile, allora rappresenta l’immagine di Colui che è apparso… allora dipingi (…) ed esponi alla vista di tutti Colui che ha voluto manifestarsi. Dipingi la nascita dalla Vergine, il suo battesimo nel Giordano, la sua trasfigurazione sul monte Tabor, dipingi tutto con la parola e coi colori nei libri e sulle tavole» (G. Damasceno, Primo Trattato in difesa delle sante icone).
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I materiali usati sono: tavole in legno di tiglio gessate; tempera all’uovo con pigmenti naturali (terre e cristalli); doratuta a bolo (o a decalco) con foglia in oro libero (23 ¾); crisografia con foglia in oro libero (23 ¾); finitura di olifa (olio di lino con essiccativo di cobalto) sulla pellicola pittorica, oppure protezione di cera naturale (Edelwachs).
Buona preghiera, a chi vorrà entrare nel mistero di un'icona!
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