"Dio è per Sua natura Spirito (Gv 4,24), ed è invisibile. Tuttavia, l’evento decisivo della storia cristiana è stato l’incarnazione, la venuta di Dio nel mondo in carne umana. Nell’incarnazione «il Verbo si fece carne» (Gv 1,14), e alla vista del Figlio di Dio Gesù Cristo gli uomini scorgono il volto di Dio, misterioso e invisibile. La teoria e la pratica di “scrivere” le icone si fonda proprio su questa verità. Il Dio invisibile non può essere rappresentato, ma si può rappresentare ciò che all’uomo si è mostrato in forma visibile. Di conseguenza, è possibile raffigurare Gesù Cristo e gli eventi della Sua vita."
(Ilarion ALFEEV, Cristianesimo pratico)
"L’icona è l’immagine dell’uomo, nel quale è realmente presente la grazia che consuma le passioni e santifica tutto. Per questo la sua carne è rappresentata essenzialmente diversa dalla consueta carne corruttibile. L’icona è una comunicazione sobria, assolutamente priva di qualsiasi esaltazione, di una certa realtà spirituale. Se la grazia illumina l’uomo tutto intero, cosicché tutto il suo essere spirituale e fisico è afferrato dalla preghiera e dimora nella luce divina, l’icona fissa in maniera visibile quest’uomo divenuto icona vivente, autentica somiglianza di Dio."
(Leonid USPENSKIJ, La teologia dell’icona)
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«Nei tempi antichi Dio, incorporeo e senza forma, non poteva essere raffigurato sotto nessun aspetto; ma ora, poiché Dio è stato visto mediante la carne ed è vissuto in comunanza di vita con gli uomini, io raffiguro ciò che di Dio è stato visto».
«Quando colui che è immenso e sussistente nella forma di Dio si è invece ristretto alla misura e alla grandezza, dopo aver preso la forma di schiavo... riproduci la sua forma su di un quadro, ed esponi alla vista colui che ha accettato di essere visto. Di lui riproduci l'inesprimibile condiscendenza… »
(Giovanni DAMASCENO, Contro coloro che rigettano le sacre icone.
Discorsi apologetici contro coloro che calunniano le sacre immagini, I)
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L'iscrizione del Nome sull'icona (épigraphé) sottolinea questa relazione con la persona rappresentata. Così si può affermare che l'icona di Cristo è Cristo, senza la minima confusione magica: è «l'immagine di Cristo secondo la relazione»
(Teodoro STUDITA, Antirrheticus I, 11).
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“…avendo ristabilito l’immagine contaminata nella sua antica dignità, il Verbo la unisce alla bellezza divina…”
(Kontakion alla festa del Trionfo dell’Ortodossia)
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