Il "silenzio dello spirito" è superiore persino all'orazione...
“La preghiera ci rende consapevoli che una parte di noi stessi è immersa nel mondo dell’immediato, è costantemente in preda alle preoccupazioni ed è, per così dire, dispersa, e che l’altra la osserva con stupore e compassione. (…) Santa Teresa diceva: «Pregare vuol dire trattare Dio da amico». Ora, «l’amico dello sposo sta accanto a lui e lo ascolta». L’essenza dello stato di preghiera è appunto quello “star lì”, avvertire la presenza di un’altra persona, quella di Cristo, oppure dell’uomo che si è incontrato, perché, attraverso lui, Cristo mi parla. La sua voce, infatti, mi giunge attraverso ogni voce umana; il suo volto è molteplice: è quello del pellegrino di Emmaus, del giardiniere di Maria Maddalena, del mio vicino di strada. Dio si è incarnato, perché l’uomo potesse contemplarne il volto attraverso quello degli altri. La preghiera è perfetta quando cerca la presenza di Cristo in ogni essere umano. Il volto di Cristo è un’icona, ma le sue icone sono innumerevoli, poiché ogni volto umano è icona di Cristo. E la preghiera scopre proprio questo.
(P. Evdokimov, La preghiera della Chiesa orientale)
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Preghiera dell'iconografo
Signore Gesù Cristo, nostro Dio,
Tu che sei infinito nella Divinità,
nella pienezza dei tempi hai voluto nascere dalla Santa Vergine Madre di Dio
e rivestire così la natura umana in un modo che supera ogni comprensione.
Ti sei degnato di lasciarti rappresentare
e hai impresso i tratti del Tuo Santissimo Volto sul santo Sudario.
Tu, il vero Dio, hai effuso la luce del Tuo Spirito Santo
sul Tuo apostolo ed evangelista Luca,
affinché fosse capace di riprodurre la bellezza della Tua Madre Immacolata,
mentre ti porta bambino nelle sue braccia.
Divino Maestro dell’universo,
illumina l’anima, il cuore e lo spirito del Tuo servo,
guida la sua mano, affinché possa, per la gloria e la bellezza della santa Chiesa,
rappresentare in modo perfetto e degno la Tua immagine creata,
quella della Tua Madre Purissima
e di tutti i Santi.
Salvami da ogni tentazione del demonio
e perdona i peccati di coloro che, venerando questa immagine,
renderanno omaggio al Modello che è nei cieli.
Per l’intercessione della Tua Santissima Madre,
del beato Apostolo ed Evangelista Luca
e di tutti i Santi.
Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale
abbi pietà di noi.
Amen
(Dionisios da Fournà, L'ermeneutica della pittura)
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Segno di Croce
L’uomo vive di segni, consapevolmente o meno. La croce è sempre stata simbolo di tortura e di morte. Per i cristiani diventa invece simbolo di vita, di vittoria, di Cristo. Il segno di croce è fondamentalmente una preghiera, una dichiarazione di verità teologiche.
Il Segno della Croce è il distintivo dei cristiani: indica la volontà di essere sempre uniti al Salvatore Crocifisso e avere nella propria persona i segni dell’appartenenza al Crocifisso. Infatti, esso manifesta l’adesione ai due misteri principali della fede cattolica: l’Unità e Trinità di Dio; l’Incarnazione, Passione e Morte di Nostro Signore Gesù Cristo. Il segno della croce è un gesto con cui i cristiani tracciano la figura di una croce su se stessi, su altre persone o su oggetti, sia direttamente sia a distanza.
Il segno di croce nella postura originaria (mantenuta dalla Chiesa orientale) mostra le prime tre dita, che indicano le tre Persone della Trinità, e le altre due dita, che indicano invece la duplice natura di Cristo, umana e divina. Si segue un movimento verticale, dalla fronte allo stomaco, e uno orizzontale, dalla spalla sinistra a quella destra.
L’uso di tracciare un piccolo segno di croce con il dito pollice (o l’indice) della mano destra si dice che fu ispirato da un passo del libro del profeta Ezechiele che molti testi dei Padri della Chiesa collegarono alla croce di Cristo e a passi analoghi dell’Apocalisse. Il sigillo di Dio si contrappone a coloro che scelgono il marchio della Bestia. La lettera “tau”, corrispondente alla “T” del nostro alfabeto, è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico e rappresenta (come la “omega” greca) Dio nella sua perfezione, causa prima e fine ultimo dell’intera creazione (secondo la simbologia dell’Alfa e Omega). Sino all’epoca di Cristo questa lettera era tracciata proprio come una croce.
Antico simbolo cristiano, il segno di croce era tradizione consolidata dei cristiani sin dal periodo appena successivo alla morte di Giovanni, in cui sono stato redatti gli Atti degli apostoli.
Tertulliano, storico nordafricano, attesta che i cristiani usavano segnarsi la fronte contro le tentazioni del demonio, e che il segno era diffuso anche fuori dell’ambiente liturgico: “Se ci mettiamo in cammino, se usciamo od entriamo, se ci vestiamo, se ci laviamo o andiamo a mensa, a letto, se ci poniamo a sedere, in queste e in tutte le nostre azioni ci segniamo la fronte col segno di croce”.
Già nei secoli IV-V si benedicevano con il pollice anche oggetti distanti dalla persona e gli ammalati venivano segnati con la croce sulle membra dolenti. Nello stesso periodo, inoltre, Gaudenzio di Brescia parla della triplice croce (tre croci fatte sul cuore, sulla fronte, sulle labbra), un atto liturgico tuttora utilizzato nella messa di rito romano e ambrosiano, prima della lettura del Vangelo.
L’uso di segnare la propria persona con un grande segno di croce è testimoniato nell’ambito dei monasteri a partire del X secolo incirca e probabilmente risale ad epoche anteriori. Solo con la riforma tridentina del XVI secolo venne accolto nel rito romano.
In origine, ci si tracciava sulla fronte una piccola croce con il pollice o con un altro dito; col tempo si è passati alla pratica di tracciarsi una grossa croce dalla fronte al petto e da spalla a spalla. Probabilmente ciò è avvenuto nell’XI sec. d.C.: il Libro delle Preghiere di re Enrico indica di “segnare con la santa croce i quattro lati del corpo”.
I cattolici trovano sostegno alla pratica del segno della croce anzitutto nell’antica tradizione, e in secondo luogo in Es 17,9-14 e Ap 7,3-9,4 e 14,1. Sebbene questi passi parlino di un segno sulla fronte come protezione dal giudizio di Dio, alla luce del loro contesto non sembrano affatto prescrivere il segno ritualistico della croce.
Nel XVI sec., uno dei princìpi centrali della Riforma protestante fu la Scriptura, secondo cui ci si doveva liberare di qualunque pratica devozionale che non si allineasse con la Scrittura, a patto di lasciarla alla libertà di coscienza. Così è stato anche per il segno di croce.
Ma, sebbene le Scritture non indichino il segno della croce, non si può cancellarne la valenza simbolica, che fa parte del cristianesimo: esso serve a far memoria della croce di Cristo.
Bibliografia: Gaetano Passarelli, Breve storia del segno della Croce, edizioni Graphe.it Perugia 2023.
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